Cerca

renova ergo blog

Cenone di Capodanno: ecco un menù eco-sostenibile.

Capodanno si avvicina, e con lui il tradizionale cenone. Non sarebbe carino rendere il menù dell’ultima cena dell’anno sostenibile per l’ambiente che ci circonda? Ecco un menù tipico, composto da piatti classici della tradizione, ma creato con scelte sostenibili.

  • Lenticchie. Immancabili per ogni Capodanno che si rispetti, possono far parte del vostro cenone ambientalista. L’importante è comprarle italiane sfuse. Si eviteranno così gli sprechi dovuti al trasporto ed al packing;lenticchie_0
  • Cotechino e zampone. Altri due classici intramontabili dell’ultimo dell’anno. Non saranno banditi dalle vostre tavole, ma come per le lenticchie, meglio scegliere prodotti locali ed a km zero, possibilmente presi direttamente in loco, senza che siano stati imballati;
  • Pesce e crostacei. in Italia spesso si usa festeggiare il Capodanno consumando pesci e crostacei. Scegliere il pesce è un’azione che ha delle conseguenze dirette sull’ambiente: evitiamo il consumo di prodotti non sostenibili, come ad esempio il tonno (in particolare il tonno rosso), a favore di prodotti locali, come l’ottimo pesce azzurro italiano o i crostacei dei nostri mari, che hanno anche il vantaggio di essere più economici;
  • Frutta. Si sa, la frutta secca abbonda sempre sulle tavole degli italiani durante le feste, ed a Capodanno si dice anche che portino fortuna. Come sempre, diciamo no all’importazione, che comporta grandi consumi di CO2, e compriamo prodotti nostrani.

Infine, evitiamo assolutamente i botti, che oltre ad essere pericolosi e dannosi per la nostra salute, sono altamente inquinanti per le nostre città e l’ambiente.

Annunci

Natale rinnovabile: ecco 10 idee regalo sostenibili.

Il Natale è ormai alle porte, ma siamo certi che molti di voi non hanno ancora pensato ai regali. Grazie a http://www.rinnovabili.it, ecco una lista di consigli utili per evitare lo stress degli ultimi giorni, comprando dei regali solidali e sostenibili per il vostro portafogli, ma soprattutto per l’ambiente.

  1. Donazione ad un’associazione ambientalista. Per questo Natale potete decidere di donare, a nome di un vostro caro, un somma in favore di una delle migliaia di associazioni ambientaliste operanti sul territorio. Aiuterete l’ambiente e darete una frenata al consumismo, feroce nel periodo natalizio;
  2. Il cesto natalizio bio. Un grande classico del Natale è il cesto assortito con tante squisitezze. Per renderlo sostenibile, sarebbe bello riempirlo con prodotti biologici ed a km 0;Christmas hamper containing various items of homemade food in boxes, jars, bags and bottles, decorated with mistletoe leaves
  3. Agenda in carta riciclata. Altro classico intramontabile è l’agenda dell’anno che verrà, e comprarla in carta riciclata, magari quella del WWF, rende quest’idea ottima anche per la protezione ambientale;
  4. Bombe di semi. Un’idea divertente ed innovativa, per gli amanti del verde, sono le cosiddette “bombe di semi”. Si tratta di palline da lanciare in giro per il mondo, il cui scopo è quello di ripopolare le città di piante e fiori, aiutando anche le api a sopravvivere nei centri urbani;
  5. Cosmetici green. Per amiche, colleghe, mamme, sorelle, cugine e fidanzate, una grande idea potrebbero essere i trucchi biologici. La loro qualità supera nettamente quelli sintetici, con benefici evidenti per il corpo e l’ambiente;
  6. Pianta mangia inquinanti. Un must tra i regali sostenibili. Una pianta da interni aiuta a migliorare la qualità dell’aria, e della vita, in maniera semplice e del tutto naturale;Aloe vera
  7. Kit per l’orto. Curare un piccolo orticello nel giardino di casa ha molti aspetti positivi. Si va dal relax alla produzione autonoma di cibo sano. Regalare attrezzi da giardinaggio risulta quindi essere un’idea vincente per i patiti del green;
  8. Gadget delle associazioni ambientaliste. Le più famose associazioni ambientaliste e ONG hanno, sui proprio siti internet, dei veri e propri e-shop dove acquistare oggettistica e gadget equi e solidali;
  9. Ricettario vegetariano. Si sa che consumare meno carne fa bene alla nostra salute, e la grande produzione di carne proveniente dai maxi-allevamenti ha fortemente contribuito al cambiamento climatico. Cambiare dieta, aumentando il numero di piatti a base di verdure e legumi, non può che giovare a noi ed al mondo intero;4b3b5f16919623.562b831f66205
  10. Il gioco da tavola “Bioeconomy”. Per grandi e piccini, il gioco “Bioeconomy” è sicuramente il più originale dei regali sostenibili. Si tratta di una versione green di Monopoli, dove invece di costruire alberghi, bisogna bonificare il mondo, affidandosi all’agricoltura biologica ed alle costruzioni in canapa o bambù. Al momento è possibile comprarlo solo online, andando sul sito della campagna di crowdfunding a lui dedicata.

Dalla World Bank arrivano segnali incoraggianti: i privati investono nelle rinnovabili.

Nonostante un calo generale degli investimenti privati  globali diretti ai settori dell’energia, dei trasporti e delle infrastrutture idriche, il settore delle rinnovabili ha invece vissuto, in questo 2015, ha vissuto invece un periodo di gloria. A farla da padrone sono state soprattutto le economie emergenti, dove gli investimenti indirizzati a progetti basati sulle energie rinnovabili (ben 74) hanno coperto la metà del totale degli investimenti privati.

Particolarmente prolifico, secondo l’indagine svolta da World Bank, è stato il semestre gennaio-giugno, durante il quale le rinnovabili hanno guadagnato 12,4 miliardi di dollari, guidate dalla spinta del fotovoltaico.  La cifra rappresenta il 49% dei 25 miliardi di dollari investiti complessivamente in infrastrutture energetiche, idriche e trasporti nei Paesi in via di sviluppo, totale a sua volta in calo (su base annuale) a causa di un calo del numero di progetti in Brasile, Cina e India. Dei 74 progetti progetti rinnovabili oltre un terzo si concentra sull’energia solare.

Clive Harris, direttore della sezione Partenariati pubblico-privati, alla World Bank, ha  dichiarato a rinnovabili.it: “I progetti dedicati all’energia rinnovabile da soli rappresentavano una percentuale del 59 per cento del totale realizzato nel primo semestre di quest’anno (74 su 124). Il solare da solo comprendeva oltre un terzo di tutti gli investimenti energia, mentre il carbone ha costituito solo il 6 percento. Inoltre, nonostante il calo del titolo in impegni di investimento, l’attività nei paesi al di fuori del Brasile, Cina e India rimangono a livelli simili rispetto a quelli degli ultimi anni”.

I migliori risultati li ha raggiunti il Sudafrica, che grazie alla sue politiche interne atte a potenziare la green economy, hanno ottenuto 16 accordi, per un totale di 4 miliardi di dollari. Seguono Cile, Marocco, Pakistan, Giordania e Brasile, che insieme hanno raccolto 26 progetti, per un totale di 3,5 miliardi di dollari.

Il 2016 sarà l’anno del boon fotovoltaico mondiale.

Il 2016, ormai alle porte, sarà l’anno dal quale partirà la definitiva svolta fotovoltaica globale. I Paesi che faranno da trascinatori saranno i soliti tre, ovvero Cina, Stati Uniti e Giappone. Entro dicembre dell’anno prossimo si dovrebbero raggiungere 64,7 GW di nuove installazioni, che supererebbero quindi di 7 GW i 57 del 2015. Il carro trainante sarà, manco a dirlo, la Cina, che porterà in dote ben 19,5 GW dei 64,7 previsti per tutto il 2016. L’indagine, svolta dalla Mercom Capital Group, spiega come Cina, USA e Giappone costituiranno da sole il 65% del totale delle nuove installazioni del 2016. La svolta cinese degli ultimi 3 anni ha dell’incredibile: dai 3,79 GW del 2014, si è passati ai 10 GW del 2015, fino ai 19,5 previsti per l’anno prossimo. Un ritmo di crescita estremo.

Da sottolineare, positivamente, anche il balzo in avanti che farà Washington, che con i 13 GW previsti per il 2016, supererà per la prima volta Tokyo, lasciandosela dietro, ferma a 9 GW. Il Giappone deve infatti fare i conti riduzione dei sussidi e le necessità di adattamento della rete, in un momento in cui sta cercando di ridurre il peso del nucleare nel suo mix energetico a favore delle rinnovabili. La spinta degli USA va invece ricercata nella fretta che attanaglia gli investitori, ben consci del fatto che a dicembre 2016 verrà bloccato il credito di imposta del 30% sugli investimenti (ITC).

Fotovoltaico-nel-2016-balzo-in-avanti-delle-installazioni-e1450264125198
Grafico riguardante i principali mercati del fotovoltaico nel 2016 (fonte Mercom Capital Group)

Appena fuori dal podio, ma decisamente distante dai tre colossi, troviamo l’India, che passerà da 2,15 GW a 3,6. In Europa, primato per il Regno Unito, per il quale si prevedono 2,8 GW di nuove installazioni, seguito da Germania (1,5 GW) e Francia (1,1 GW).

Un esempio per tutti: il 95% di elettricità rinnovabile dell’Uruguay.

C’è una nuova stella nel panorama mondiale dell’efficienza e del risparmio energetico, viene dal Sud America e si chiama Uruguay. Il piccolo Paese stretto tra Brasile e Argentina, ha raggiunto il mese scorso un record a dir poco sbalorditivo: il 95% della sua produzione elettrica nazionale proviene da fonti rinnovabili. Un risultato simile è stato possibile grazie ad un impegno straordinario, che il governo di Montevideo ha saputo canalizzare nel modo giusto. E questo nonostante, sulla mappa delle emissioni globali, alla voce Uruguay corrispondesse un misero 0,06%. L’obiettivo è adesso quello di raggiungere una completa decarbonificazione entro il 2030, e continuando con questo spirito siamo certi che l’Uruguay ce la farà.

La cosa incredibile è che il Paese ha raggiunto il 95% di elettricità dai rinnovabili senza dover ricorrere ad incentivi statali, sussidi governativi o costi al consumo maggiorati. 

La svolta green dell’Uruguay è cominciata col primo mandato dell’attuale presidente, Tabarè Vàsquez, quindi nel lustro 2005-2010. Va detto però che l’Uruguay non partiva da zero, in quanto ha sempre fatto affidamento sull’idroelettrico, oltre che sul termoelettrico. Quando però le strutture delle due grandi dighe nazionali hanno cominciato ad essere obsolete, Montevideo ha puntato forte sull’eolico, il fotovoltaico e la biomassa. L’impegno del Paese, in ottica decarbonificazione, è stato di enorme rilievo, ed al momento non ha eguali. E per rendere ancora più scintillante l’operato uruguaiano, il presidente della National Climate Change Response System, Ramòn Méndez, ha dichiarato a margine della COP21, dove rappresentava appunto l’Uruguay, che il Paese si impegnerà in un taglio dell’88% delle emissioni di gas serra entro il 2017.

Dietro al segreto dell’Uruguay non c’è nessuna meraviglia tecnologica, e nemmeno appalti segreti. Il tutto è frutto di un’oculata e favorevole normativa, aiutata da un chiaro e fermo processo decisionale e da una forte partnership tra pubblico e privato. A fare da collante è stato, infine, il Patto sull’Efficienca Energetica, come dichiarato dallo stesso Méndez: “Quello che abbiamo imparato è che le energie rinnovabili non sono solo un business finanziario. Per tre anni non abbiamo importato una solo kilowattora. Eravamo abituati a essere dipendenti dalle importazioni di energia elettrica dall’Argentina, ma ora esportiamo a loro. La scorsa estate, gli abbiamo venduto un terzo della nostra produzione”.

Se tutti i Paesi fortemente industrializzati (tra cui ovviamente l’Italia) si impegnassero anche solo la metà dell’Uruguay, il rischio climatico temuto (e non risolto) durante la COP21 non esisterebbe nemmeno.

Che vantaggi ottiene chi compra un impianto fotovoltaico?

Nel panorama italiano del fotovoltaico, ultimamente, si trova un po’ di confusione per quanto riguarda l’aspetto delle agevolazioni fiscali. Tutti i Conti Energia e Termici hanno lasciato più confusi che persuasi, ed è quindi il momento di fare un po’ di chiarezza sui piani di incentivazione legati all’acquisizione di un pannello solare. Si tratta di una discussione necessaria, e che è bene approfondire. Questo perché la spesa da sobbarcarsi per l’installazione di un impianto domestico, senza dubbio elevata, può fungere da ostacolo insormontabile per lo sviluppo di questa branca energetica, fondamentale per migliorare la situazione climatica globale. Di conseguenza, ci sembra importantissimo ricordare a chiunque voglia dare una mano all’ambiente, ma sprovvisto della liquidità necessaria, che si potranno riavere indietro negli anni quasi tutti, se non tutti, i soldi investiti nella spesa iniziale.

Ma che fine ha fatto il Conto Energia? Con queste due parole si identificano tutte quelle agevolazioni fiscali che lo Stato ha disposto, ed erogato, per l’acquisto di impianti di produzione elettrica da fonte pulita. Sono nate dalla direttiva UE 2001/77/CE, e sono state messe in pratica in Italia tra il 2005 ed il 2013. Con queste iniziative si voleva favorire  l’adozione di sistemi domestici per la produzione di energia pulita, remunerando l’acquirente durante i successivi 20 anni, basandosi sia sull’energia prodotto ed immessa in rete che su quella autoconsumata. In questo modo si permetteva un rientro parziale delle spese iniziali. Purtroppo però, il Conto Energia non ha rivisto la luce nel 2014, e da qui si può capire come non esistano più in Italia dei veri e propri incentivi statali per chi voglia comprare un impianto fotovoltaico domestico.

Sono comunque ancora attive delle agevolazioni, che è bene ricordare. Come prima cosa, chiunque decida di acquistare un piccolo impianto fotovoltaico domestico, potrà usufruire dell’IVA al 10% invece che al 22%. In più, va aggiunto che potrà anche godere della detrazione Irpef del 50% sul costo dell’impianto, da spalmare nei successivi dieci anni all’acquisto dello stesso. Il 50% della spesa iniziale può quindi rientrare, e può farlo concretamente, attraverso rate annuali con importo fisso. Se per esempio si è acquistato un impianto residenziale da 4,5 KW, pagandolo 10.000 €, nei successivi dieci anni si riceveranno 500 € l’anno, fino a ricoprire un rimborso totale di 5.000 €.

Alla luce di questi dati, ti sarai reso conto della concreta possibilità di dare una mano all’ambiente senza svenarti eccessivamente. Per farlo, sai anche che rivolgendoti a RES andrai sul velluto. Il nostro team di professionisti ti guiderà passo dopo passo, dalla progettazione alla manutenzione, garantendoti il miglior risultato possibile sulla base delle tue esigenze. Dai uno sguardo alle nostre offerte sul fotovoltaico e scegli quello che fa per te!

Porta il sole nella tua vita con RES!

Mille sindaci contro il carbone: parte la lotta climatica

Mentre i leader mondiali temporeggiano alla COP21, rischiando di perdere un’occasione colossale, più di mille sindaci provenienti da tutto il mondo si sono riuniti per il City Climate Summit for Local Leaders, sempre a Parigi. E dimostrandosi molto più attivi, si muovono verso un accordo globale per la lotta climatica. Tutti i partecipanti si sono detti infatti già pronti a passare ad un energia al 100% a base di rinnovabili, così come dichiarato dalla padrona di casa, il sindaco di Parigi Anne Hidalgo: “Come ho detto ai negoziatori quando ho portato loro il nostro contributo, le città non sono in attesa che loro ci diano la soluzioneCi stiamo dando da fare per ottenere noi una soluzione possibile”.

Il testo redatto alla fine dell’incontro, e firmato da tutti i sindaci presenti, asserisce che “continuare sulla traiettoria di adesso e con lo stesso livello di emissione di gas a effetto serra avrà delle conseguenze disastrose per i nostri figli, per il clima e per la biodiversità. Agire per il clima è la sola via possibile“. Il documento è quindi di importanza fondamentale, perché stabilisce le linee di intervento per l’impegno degli attori locali, ovvero le singole città. Nel testo viene infatti richiesto di di creare ed attuare, entro il 2020, delle strategie di resilienza partecipative e piani d’azione per poter adattare i centri urbani alla crescente incidenza dei rischi legati al clima. A questo si aggiunge la richiesta di diminuire di 3,7 miliardi di tonnellate all’anno le emissione di gas serra entro il 2030. Ma l’aspetto più importante è quello riguardante l’impegno dei sindaci su un fronte di interventi a lungo termini, giungendo appunto ad una transizione verso il 100% di energie rinnovabili nelle città, contestualmente ad una diminuzione dell’80% delle emissione deleterie per il clima entro il 2050.

Sono firmatari del documento i sindaci di molte delle principali città mondiali: Londra, Madrid, Sydney, Rio de Janeiro, Bamako, Accra, Séoul, Bruxelles, Milano, Stoccolma, Chicago.

È tempo di albero di Natale: ecco come farlo sostenibile.

È arrivato il momento che tutti i bambini (ma anche tanti adulti) amano di più del Natale: fare l’albero! Ogni anno, tutte le famiglie si pongono il quesito “vero o finto?”. Qui vi diremo quali regole seguire per trovare la soluzione più sostenibile ed ecologica alla domanda.

  • Se dovete comprare un nuovo albero, meglio sceglierne uno vero, proveniente ovviamente da una coltivazione locale, così da evitare emissioni legate al trasporto. In questo modo, eviterete pure che il vostro albero vada a decimare la popolazione di una foresta;
  • Ricordatevi che in natura gli abeti non hanno la forma perfetta di quelli artificiali, e quindi sceglietelo in base all’altezza del vostro soffitto. Dopo, posizionatelo lontano da termosifoni, stufe o camini, e non spruzzategli addosso neve finta. Evitate anche di appendere addobbi troppo pesanti: l’albero è vivo!
  • Gli alberi di natale artificiali sono, nel 95% dei casi, in materiali non biodegradabili (PVC e metalli) e provengono quasi sempre dall’Asia. Compiono quindi un lungo viaggio prima di arrivare nel nostro salotto, producendo emissioni di CO2 pari a 115 mila tonnellate. E questo solo in Italia. Se proprio dovete scegliere un albero in PVC, trattatelo con estrema cura e fate sì che duri il più possibile, almeno dieci anni. La produzione di uno solo di questi alberi immette nell’ambiente 23 kg di CO2;
  • Sarebbe cosa buona e giusta evitare gli addobbi natalizi composti da materiali sintetici. dato che sono difficilmente smaltibili. L’albero può essere decorato con addobbi naturali, quali pigne, gusci di noce, sassi dipinti o biscotti in pasta pane;
  • Nel caso in cui abbiate comprato un albero vero, al termine delle feste provvedete a farlo ripiantare. In un parco, nel giardino di un amico, nella vostra casa in campagna, qualsiasi posto andrà bene. Alcuni negozi permettono l’acquisto di alberi in comodato d’uso: al termine delle feste, l’albero viene riconsegnato, e il negozio si preoccuperà di piantarlo nuovamente;
  • Se non doveste riuscire a ripiantarlo, o l’albero dovesse morire durante le feste, non vi resta che consegnarlo al processo di raccolta differenziata. In nessun caso un albero va gettato nel cassonetto o direttamente con l’umido. Informatevi presso l’azienda per i servizi ambientali della vostra città/del vostro comune, chiedendo del sito di compostaggio più vicino a casa vostra. Se avete un camino o una stufa, usate rami e tronchi come legna da ardere, e abbassate il riscaldamento;albero-di-natale-fai-da-te-1
  • Infine, è possibile realizzare alberi di Natale originali, creativi e particolari con l’utilizzo di materiali di recupero e riciclo. Internet è pieno zeppo di sfiziose idee fai-da-te da cui prendere spunto, permettendoci così di salvare un albero ed evitare l’acquisto di prodotti artificiali.

 

Ecco i 10 consigli per un Natale sostenibile.

Il Natale si avvicina, con la sua magia, le sue luci, la sua musica ed i suoi… sprechi. Già perché ogni singolo aspetto del Natale, dall’albero al cenone, dalle luci del presepe ai classici regali, presentano delle serie minacce all’aumento dell’inquinamento ambientale, così come possono gravare ulteriormente sulle nostre spese in bolletta.

Ecco per tanto un pratico vademecum che vi permetterà, in 10 step, di vivere un Natale sostenibile ed eco-solidale:

  1. Albero: La scelta migliore è ovviamente optare per un vero abete, italiano, e deve venire da coltivazioni specializzate a tal fine. Una volta terminate le festività, va riconsegnato ad organizzazioni speciali che si preoccuperanno di piantarlo nuovamente;
  2. Albero: Se proprio non potete acquistare un albero vero, ci sono molte alternative più ecologiche del classico albero in PVC. Si pensi ad esempio a soluzioni in cartone o materiali di recupero, che hanno una lunga durata nel tempo ed un bassissimo impatto ambientale. Volendo, internet può suggerirci originalissime idee fai-da-te;
  3. Addobbi: Assolutamente banditi la plastica e di materiali sintetici, la cui produzione richiede uno sproposito di emissioni e il cui smaltimento non è affatto semplice. Meglio virare su oggetti in legno, ceramica e stoffa da reperire nei mercatini natalizi. Se si vuole spendere poco la soluzione migliore sono le decorazioni naturali: biscotti, pigne, bacche, fette di agrumi essiccate, pasta di sale, fili di popcorn. Ornamenti 100% “bio” e soprattutto facilmente compostabili;
  4. Illuminazioni: Senza dubbio la magia del Natale risiede nelle luci che accendono le nostre case e le nostre città, ma tenere le lampadine sempre accese fa lievitare il costo della bolletta, nonché le emissioni di CO2. Meglio quindi usare i LED, il cui consumo è pari ad 1/10 delle normali lampadine, oppure candele provenienti da cera d’api o di soia, evitando quelle in paraffina;idee-regali-natale-1-640x427
  5. Pranzi e Cenoni: In questo caso è fondamentale la scelta di prodotti a km zero, e di stagione. Mettere in tavola piatti di frutta secca o esotica è controproducente, perché il loro trasporto consuma un enorme quantitativo di CO2. Il consumo di carne andrebbe limitato, e se invece il menù sarà a base di pesce, sarebbe cosa buona e giusta controllare la guida WWF “Sai che pesci pigliare?“, utile per vedere quali pesci sono sovrasfruttati, ed è quindi meglio evitare, come ad esempio le anguille;
  6. Rifiuti: Gli sprechi alimentari sono da sempre il più grande cruccio legato alle feste natalizie. Per tutto ciò che avanza c’è la raccolta organica o il compostaggio domestico;
  7. Shopping: Lasciate la macchina a casa, ed andate a comperare i regali facendo una bella passeggiata. o scegliendo il trasporto pubblico;
  8. Auguri: Si può evitare l’invio sconsiderato di cartoline di auguri, per le quali molti alberi vengono abbattuti. Meglio chiedere aiuto al web, che mette a disposizione migliaia di e-card natalizie assolutamente eco-friendly;
  9. Pacchetti: L’involucro dei nostri regali finisce, nel 90% dei casi, nell’indifferenziata, nel migliore dei casi nella differenziata. Per evitare quest’ulteriore spreco di carta, si può far sì che l’involucro sia parte attiva del regalo. Si pensi per esempio a sciarpe, sacchettini riutilizzabili o plaid;
  10. Regali: Il problema degli involucri nasce dal fatto che i regali sono spesso oggetti da incartare. Regalando un’esperienza (un abbonamento al teatro, una cena in un ristorante costoso, un viaggio) il regalo non sarà materiale e quindi non necessiterà un incarto. In ogni caso, si può sempre optare per prodotti del commercio equo e solidale o doni che sostengono una causa umanitaria, o l’oggettistica dell’e-shop dell’Unicef.

Questi erano i nostri consigli per un Natale green, con il quale divertirti e passare serenamente le festività, senza intaccare maggiormente la salute del nostro pianeta.

Blog su WordPress.com.

Su ↑