Martedì scorso la Cina ha reso pubblici i suoi obiettivi sulle rinnovabili per il 2016. L’annuncio ha riscosso molto interesse nel mondo energetico, perché la Cina è sia il maggior emettitore di CO2 al mondo, sia il più grande mercato rinnovabile, parlando di fotovoltaico ed eolico. Pechino ha annunciato che la sua intenzione è quella di aumentare la produzione da rinnovabili fino al 21% del totale, installando 15 GW di fotovoltaico e 20 GW di eolico.

La promessa fatta nel mese di ottobre, ed anche in sede alla COP21, è stata dunque abbassata nelle pretese, soprattutto per i problemi di connessione alla rete che affliggono il colosso cinese.

Contestualmente, Pechino ha pure deciso di aumentare i costi in bolletta, in modo favorire un maggiore finanziamento della spesa sulle rinnovabili. A fine 2015, eolico e fotovoltaico cinese producevano assieme 143 GW di potenza. Si vuole arrivare a 178 entro il prossimo 31 dicembre.

Nel panorama globale dell’energia, la Cina si appresta ad essere ancora una volta il leader del mercato, seguita da USA e Giappone. Sempre nello slancio delle dichiarazioni post-COP21, la superpotenza asiatica annuncia il suo grande impegno nella decarbonificazione, puntando all’obbiettivo di 150 GW di puro fotovoltaico entro il 2020. Come già previsto nella storica dichiarazione congiunta con gli Stati Uniti, la Cina entro il 2030 vuole arrivare al 20% di energia da fonti “non-fossili”, leggasi rinnovabili e nucleare, sul totale dei consumi di energia primaria ed entro lo stesso anno inizierà a ridurre le emissioni, dopo aver ridotto l’intensità di carbonio (rapporto tra emissioni e Pil) del 60-65% rispetto ai livelli del 2005. Anche per questo, ha comunicato la National Energy Administration, entro i prossimi 3 anni cesseranno le autorizzazioni a nuove miniere di carbone.

Gli impegni presi dalla Cina e da vicina India appaiono fondamentali nell’ottica della salvaguardia ambientale, perché porteranno (se rispettati) alla bonifica di una delle aree maggiormente inquinanti del pianeta.

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