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Mini-eolico da condominio: in Italia la svolta

La start-up GpRenewable diventa Air Group Italy S.r.l. e, grazie ad un accordo da 10 milioni di euro permetterà agli italiani di installare turbine eoliche sui tetti dei condomini. Si deve tutto al giovanissimo imprenditore pugliese Gianluigi Parrotto, fondatore di Air Group. La sua azienda produce la turbina eolica Easy Air, alta un metro e mezzo per un metro di diametro, pesante 80 chili e installabile senza alcuna autorizzazione. La join venture è stata siglata con l’azienda barese General Services, dell’altrettanto giovane Giovanni D’Introno. Azienda che conta centinaia di amministratori consorziati e gestisce complessivamente circa 70 mila condomini.

Il patto stipulato vuole che venga avviata una collaborazione di un fondo privato orientato agli investimenti nel campo della sostenibilità, grazie al quale sarà possibile installare tremila turbine Easy Air su centinaia, forse migliaia di edifici del Paese.  Queste le parole di Parrotto ai microfoni di rinnovabili.it :«La General Services installerà le turbine con soli 100 euro su condomìni ed aziende, diventando però la fornitrice di energia elettrica. Oggi invece, uno stabile servito da Enel o altri gestori, dovrebbe pagare la turbina a partire da 2.900 euro. General Services si occuperà di fornire su territorio nazionale l’energia elettrica a costi vantaggiosi, fidelizzando il cliente per almeno cinque anni grazie anche alla fornitura delle Easy Air. In caso di recesso non vi saranno penali per i clienti, che dovranno coprire unicamente il costo della turbina e dell’installazione».

L’accordo economico prevede invece che i 10 milioni iniziali possano essere rinnovati quattro volte. Si tratta senza dubbio di un risultato enorme, soprattutto se si considera che Air Group era, fino ad un paio di anni fa, solo una piccola start-up stritolata dalla crisi economica, soprattutto nel Meridione. Riuscendo ad usufruire dei finanziamenti provenienti da quattro investitori americani, ammontanti a circa 5,5 milioni di euro, Air Group è riuscita già a produrre, vendere ed installare 80 turbine Easy Air in Italia, Germania e Svizzera. Il motivo del segreto del successo del mini-eolico da appartamento lo spiega sempre Parrotto: «La mia turbina ad asse verticale ha potenze inferiori ad 1 kW. Le condizioni medie annuali di ventosità, nella maggior parte dei casi, non garantiscono la producibilità attesa da impianti di potenza superiore. La Easy Air si può installare sul tetto di qualsiasi immobile. L’obiettivo è trasformarla in un vero elettrodomestico, presente in tutte le case. Solo che non consuma energia, la produce».  La Air Group sostiene che questo piccolo prodigio del mini eolico riesca a garantire risparmi fino al 35%, in base al consumo e alla ventosità. Senza contare che gode della detrazione fiscale del 50-65%.

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Il 2015 elegge i suoi campioni del fotovoltaico: Cile e Algeria

Partendo dai dati Bloomberg inerenti gli investimenti sulle rinnovabili, il settore del fotovoltaico è riuscito ad eleggere i suoi campioni. La medaglia d’oro “solare” va, quindi, a Cile ed Algeria. I due Paesi sono capaci, da soli, di trainare due enormi regioni quali l’America Latina e l’Africa Settentrionale. Due regioni, tra l’altro, dal grossissimo potenziale futuribile per quanto concerne il mercato rinnovabile globale.

Il Cile fotovoltaico

Stando agli ultimi dati conferiti dal CIFES, l’istituto di ricerca sull’energia rinnovabile cileno, il Paese ha concluso il 2015 con 848 MW di capacità solare installata. Di questi, 98 MW sono stati installati nel solo mese di dicembre. Questo dato rappresenta un successo fenomenale per il Cile, la cui potenza fotovoltaica installata nel 2013 raggiungeva a stento i 10 MW. Nel 2014 si era giunti alla già sorprendente quota di 402 MW e, come abbiamo visto, nel 2015 sono riusciti addirittura a raddoppiare questa cifra. Ed i cileni non hanno intenzione di fermarsi qui: sono in progettazione altri 2.195 MW, oltre ad un numero enorme di progetti già approvati. In questo modo si raggiungeranno i 10 GW di potenza installata, con ulteriori 3.944 MW in attesa di approvazione. Un sforzo davvero enorme.

L’Algeria e il sole del Sahara

Botta e risposta da parte del Nord Africa a quanto fatto dal Cile e dal Sud America. In particolare, l’Algeria ha installato circa 268 MW di energia fotovoltaica nel solo 2015. È stata soprattutto l’azienda energetica di Stato, Sonatrach, a tirare la volata della forte crescita nelle installazioni. L’obiettivo nazionale algerino è di tutto rispetto, dato che prevede di installare più di 22 MW di energie rinnovabili entro il 2030, al quale farà eco un aumento dell’efficienza energetica grazie al quale si potrà risparmiare oltre il 9% sull’energia elettrica prodotta.

I dati raccolti da i due Paesi sopracitati, unitamente a quelli delle nazioni a loro limitrofi ed a quelle asiatiche, non fanno che confermare i dati previsti da Bloomberg in merito agli investimenti sul fotovoltaico, che favoriti anche da un calo dei costi di produzione, dovrebbero garantire un’onda lunga di almeno dieci anni favorevole al settore fotovoltaico.

Il vento in Danimarca copre il 42% dei consumi.

Si parlava del record del Regno Unito, ed ecco che arriva la Danimarca a sbaragliare il campo dell’energia eolica. Il Paese scandinavo, durante il 2015, mette a segno un primato unico ed incredibile, dato che il vento danese ha coperto il 42% dei consumi elettrici nazionali. Si tratta della più alta percentuale mai raggiunta nel mondo. A fornire in nuovi dati sull’eolico è Energinet.dk, il gestore del sistema di trasmissione per l’elettricità e il gas naturale, che rivela come le turbine danesi abbiano migliorato le loro prestazioni del 3% rispetto al 2014, altro anno record per il vento del regno.

Basti pensare che un tale successo ha permesso di produrre più energia del necessario, soprattutto nella sezione occidentale della rete nazionale. Questo ha portato ad un vero e proprio surplus verde, dove ogni esubero è stato direttamente venduto fuori dalla Danimarca. Queste le dichiarazioni di Carsten Vittdrup, di Energinet.dk “Ore dove la produzione di energia eolica supera il consumo non sono di per sé insolite, ma il fatto che adesso stiamo generando per oltre il 16 per cento del tempo un surplus nella rete elettrica danese occidentale mostra come la produzione sempre più fluttuante significhi che siamo in grado di trarre beneficio dalle importazioni e dalle esportazioni attraverso le frontiere. Se, per qualche ora, abbiamo l’energia eolica in eccedenza, i produttori vendono ai consumatori in Norvegia, Svezia e Germania, e, viceversa, quando è vantaggioso per noi compriamo energia idroelettrica dalla Norvegia o energia solare dalla Germania”.

Una simile è stata possibile grazie ai grandi investimenti fatti dal governo danese nell’eolico, ma non solo. Le condizioni meteorologiche del Paese sono infatti ideali per lo sfruttamento dell’energia eolica. E c’è di più. Se le due principali wind farm danesi, Anholt e Horns Rev 2, non fossero rimaste offline qualche mese per guasti tecnici, l’eolico avrebbe toccato quota 43,5% della potenza totale. Come ciliegina sulla torta, va ricordato il 2 settembre 2015, giorno in cui il totale del mix danese è stato verde. Per l’interno giorno la fornitura ha impiegato solo energia dal vento, fotovoltaico, cogenerazione e rinnovabili dei paesi limitrofi. Assolutamente un esempio da seguire.

Scozia da record: il 97% dell’elettrica arriva dal vento.

Abbiamo già visto come il Regno Unito abbia abbattuto ogni record riguardante l’eolico durante il 2015. Un simile successo è dovuto, principalmente, agli impianti eolici attivi in Scozia. Diamo dunque uno sguardo più approfondito all’operato di Edimburgo. Le statistiche redatte da WWF, nell’ambito dell’indagine WeatherEnergy, dicono che le pale scozzesi hanno chiuso l’anno con prestazioni da Guinness dei primati: solo nel mese di dicembre, grazie all’eolico lo Stato ha superato del 48% il fabbisogno elettrico dei suoi abitanti. La stessa associazione ‘del panda’ spiega, con una nota a margine che  “in media, durante il 2015, l’energia eolica ha generato un quantitativo sufficiente a soddisfare il fabbisogno elettrico del 97% delle famiglie scozzesi, con sei mesi in cui l’importo è stato superiore al 100%”.

Ed a conti fatti, considerando anche le richieste provenienti da imprese ed industrie locali, si può notare come in effetti l’eolico in Scozia abbia ricoperto, da solo, il 41% del fabbisogno elettrico totale nazionale. Nello specifico, le turbine hanno fornito oltre 10.392 GWh di energia elettrica alla rete nazionale, abbastanza per soddisfare le esigenze di  2,34 milioni di case (dato in crescita del 16 per cento rispetto all’anno precedente). Si tratta di un enorme successo, soprattutto dal punto di vista della tutela ambientale. Il direttore di WWF Scotland, Lang Banche, ha infatti dichiarato “il 2015 è stato un grande anno per le energie rinnovabili, con turbine eoliche e pannelli solari che  hanno contribuito ad assicurare che milioni di tonnellate di emissioni di anidride carbonica dannose per il clima siano state evitate all’atmosfera”. E continua “E con un 2016 abbastanza critico dal  punto di vista politico, ci piacerebbe vedere  tutti i partiti impegnarsi in politiche che consentano alla Scozia di diventare prima nazione dell’UE che basa la sua energia elettrica completamente sulle fonti rinnovabili entro il 2030”. Un simile obiettivo dovrebbe essere alla portata di un paese che inaugurerà, nel 2017, l’eolico off-shore galleggiante più grande del mondo, che vedrà cinque turbine da 6MW di potenza totali per una capacità produttiva di 135 GWh di energia elettrica l’anno – un quantitativo sufficiente per alimentare 19.900 case del Regno Unito.

Casi come questi devono assolutamente fungere da spinta per gli altri governi mondiali, al fine portare avanti lo sviluppo e la distribuzione dell’energia eolica. Ricordati che con RES potrai partecipare anche tu, scegliendo la soluzione che più si adatterà alle tue esigenze.

Negli USA il fotovoltaico fa lavorare più di gas e fossili.

Il 2015 è stato l’anno di grazia per quanto concerne il tasso di occupazione legato al mondo del fotovoltaico USA. Rispetto agli altri settori economici, in quello dell’energia solare ha fatto registrare una crescita di dodici volte superiore. Questo è quanto risulta dall’indagine National Solar Jobs Census svolta dalla Solar Foundation. Lo studio palesa come per il terzo anno consecutivo, il tasso di impiego legato al comparto energetico fotovoltaico sia cresciuto del 20% rispetto all’anno precedente. Sono stati creati infatti 35mila posti lavoro, per una somma totale di 208.859 nuovi impiegati. Nel 2014 la crescita era stata di 31mila unità, mentre nel 2013 di 23mila. L’indagine si focalizza sull’analisi di oltre 400 mila realtà statunitensi, e tiene conto dell’occupazione nel periodo di tempo antecedente novembre 2015. Per arrivare al risultato finale, sono stati utilizzati i trend di crescita ed estrapolazioni simili a quelle usate dal Bureau of Labor Statistics e le indagini aziendali. Vengono messi nel calderone utti i posti di lavoro creati dalle aziende nei diversi rami: installazione, vendite, ricerca e sviluppo e finanza. Vengono contabilizzate anche alcune posizioni che si creano grazie all’indotto. Dando retta al rapporto, si può vedere come, anche nel solo settore dell’installazione, gli impiegati dell’industria del fotovoltaico siano oltre il 77% in più rispetto a quella del carbone.

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Il solare USA si piazza al terzo posto nella speciale classifica sulla potenza installata nel 2015, seguendo a ruota eolico e gas naturale, grazie al raggiungimento di 2GW. Tutte le aziende del settore si aspettano che il trend continui ad aumentare, visto che i costi inerenti la costruzione e l’installazione del fotovoltaico scenderanno nei prossimi anni. Nonostante queste tendenze altamente positive, 4 datori di lavoro su 5 segnalano che è “molto difficile” trovare personale qualificato. Non a caso Obama, durante gli ultimi mesi del 2015, ha annunciato l’instaurazione di un programma di formazione sull’energia solare diretto ai veterani di guerra. Questo tipo di iniziative sono necessarie affinché l’impiego nell’industria del fotovoltaico possa continuare a crescere, e sono di esempio per tutti i governi del mondo.

Partendo da queste basi più che positive, il 2016 potrebbe essere l’anno di un boom mai visto prima per l’industria fotovoltaica. Questo perché il Congresso ha esteso  il credito di imposta per gli investimenti nel settore (ITC). La lotta per avere questo vantaggio, prima del successo, aveva reso molto caute le aziende nei loro piani di assunzione. Ora che il credito di imposta è una certezza, il 2016 potrebbe vedere un ulteriore balzo per l’occupazione.

Le rinnovabili italiane raggiungono il 17% del totale dei consumi nazionali.

Abbiamo di recente guardato in casa altrui (Uruguay, India, Cina, UK), adesso diamo un’occhiata a quanto succede nel Belpaese sul fronte delle rinnovabili. Tirando le somme, grazie al rapporto statistico fornito dal GSE, possiamo constatare come nell’anno di riferimento, ovvero il 2014, la potenza installata degli impianti a fonti rinnovabili ha raggiunto quota 50.595 MW, a fronte di una produzione elettrica effettiva di 120,7 TWh. In sostanza, rispetto al 2013 si è registrato un aumento di circa 9 TWh, dovuto soprattutto a delle migliori condizioni climatiche ed alla crescita di produzione proveniente da solare e bioenergie. Nonostante ciò, se si legge la statistica attraverso gli occhi della Direttiva 2009/28/CE, il dato potrebbe sembrare in calando. Questo perché  entrerebbero in gioco tre fattori prima non calcolati:

  1. la normalizzazione della produzione idroelettrica (la più rilevante);
  2. la normalizzazione della produzione eolica (ovvero la considerazione dei valori depurati dalla componente climatica);
  3. la contabilizzazione dei soli bioliquidi sostenibili.

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Riferendoci invece alle rinnovabili termiche,  i consumi finali di energia nel 2014 ammontano a 9,9 Mtep, corrispondenti a circa 115,6 TWh. Di questa somma, il 90% è consumato direttamente dalle famiglie e dalle imprese, attraverso l’utilizzo attraverso stufe, caldaie, apparecchi a pompa di calore, pannelli solari termici e simili. Il restate 10% è invece costituito da consumi di calore derivato, ovvero l’energia termica prodotta da impianti di conversione energetica alimentati da fonti rinnovabili e destinata al consumo di terzi (ad esempio, impianti alimentati da biomasse collegati a reti di teleriscaldamento).

In ultima istanza, dal rapporto emerge chiaramente come nel 2014 le rinnovabili italiane abbiano coperto 17,1% dei consumi di energia, con l’apporto più grande fornito dal settore termico. Il comparto si colloca infatti al primo posto, seguito da seguito dall’elettrico (46%) e dai trasporti (5%). Il dato mostra una flessione di circa 0,5 Mtep rispetto al 2013 (-2,4%) che interessa il settore termico (principalmente per il clima più caldo registrato nel 2014 che ha fatto diminuire l’utilizzo della biomassa) e il settore trasporti (principalmente come conseguenza del trend di contrazione dei consumi di carburanti). Per quanto concerne la domanda, le FER e le green economy hanno raggiunto invece il 35%.

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Eolico: al Regno Unito il primato europeo.

Londra si conferma, dimostrando a tutta Europa come si deve investire sull’energia eolica. Per il secondo anno di fila, infatti, il Regno Unito ha fatto registrare dei veri e propri record nella produzione elettrica nazionale proveniente dall’energia del vento. Tali successi si devono principalmente agli enormi impianti marini scozzesi, grazie ai quali nel 2015 l’energia prodotta tramite pale eoliche ha raggiunto l’11% del totale nazionale, superando sensibilmente il già straordinario 9,5% del 2014. Complessivamente, il vento britannico è riuscito a portare ha fornito energia sufficiente a soddisfare le esigenze di più di 8,25 milioni di case – quasi un terzo delle famiglie del Regno Unito – rispetto ai 6.7 milioni di case dell’anno precedente. Un risultato davvero sorprendente, che pare destinato a migliorarsi di anno in anno.

Il gestore nazionale ha anche specificato che i record non sono stati battuti solo su scala annuale, ma anche mensile ed addirittura settimanale. A dicembre, a causa delle vacanze e del freddo, il vento ha fatto registrare uno stupefacente 17% della domanda di energia elettrica della Gran Bretagna, mentre l’ultima settimana del mese scorso ha raggiunto niente meno che il 20%. Prendendo in considerazione l’intero trimestre autunno-invernale, l’eolica ha raggiunto costantemente il 13% della richiesta. Numeri straordinari.

Con in fotovoltaico e l’idroelettrico, le rinnovabili inglesi hanno raggiunto il 18% della richiesta nazionale, ma è soprattutto per quanto concerne l’energia eolica che Londra deve essere presa come esempio da seguire.

La Cina e l’impegno nelle rinnovabili.

Martedì scorso la Cina ha reso pubblici i suoi obiettivi sulle rinnovabili per il 2016. L’annuncio ha riscosso molto interesse nel mondo energetico, perché la Cina è sia il maggior emettitore di CO2 al mondo, sia il più grande mercato rinnovabile, parlando di fotovoltaico ed eolico. Pechino ha annunciato che la sua intenzione è quella di aumentare la produzione da rinnovabili fino al 21% del totale, installando 15 GW di fotovoltaico e 20 GW di eolico.

La promessa fatta nel mese di ottobre, ed anche in sede alla COP21, è stata dunque abbassata nelle pretese, soprattutto per i problemi di connessione alla rete che affliggono il colosso cinese.

Contestualmente, Pechino ha pure deciso di aumentare i costi in bolletta, in modo favorire un maggiore finanziamento della spesa sulle rinnovabili. A fine 2015, eolico e fotovoltaico cinese producevano assieme 143 GW di potenza. Si vuole arrivare a 178 entro il prossimo 31 dicembre.

Nel panorama globale dell’energia, la Cina si appresta ad essere ancora una volta il leader del mercato, seguita da USA e Giappone. Sempre nello slancio delle dichiarazioni post-COP21, la superpotenza asiatica annuncia il suo grande impegno nella decarbonificazione, puntando all’obbiettivo di 150 GW di puro fotovoltaico entro il 2020. Come già previsto nella storica dichiarazione congiunta con gli Stati Uniti, la Cina entro il 2030 vuole arrivare al 20% di energia da fonti “non-fossili”, leggasi rinnovabili e nucleare, sul totale dei consumi di energia primaria ed entro lo stesso anno inizierà a ridurre le emissioni, dopo aver ridotto l’intensità di carbonio (rapporto tra emissioni e Pil) del 60-65% rispetto ai livelli del 2005. Anche per questo, ha comunicato la National Energy Administration, entro i prossimi 3 anni cesseranno le autorizzazioni a nuove miniere di carbone.

Gli impegni presi dalla Cina e da vicina India appaiono fondamentali nell’ottica della salvaguardia ambientale, perché porteranno (se rispettati) alla bonifica di una delle aree maggiormente inquinanti del pianeta.

L’India fa sul serio: aumentati di 8 volte i sussidi per il fotovoltaico.

Nuova Delhi ha davvero voglia di rispettare gli accordi presi durante la COP21, ed ha quindi l’urgenza di fare in fretta. Questo perché ciò che va fatto è tanto, ed il tempo per ottemperare ai doveri stringe. Per questo motivo, il governo indiano ha deciso di aumentare in maniera significativa l’ammontare del sostegno economico indirizzato all’installazione di nuovi impianti fotovoltaici sui tetti delle case. Ricordiamo che la promessa fatta dall’India a Parigi indicava il raggiungimento di 100 GW entro il 2022, ed è pertanto necessario sviluppare e potenziare ogni aspetto relativo al settore dell’energia fotovoltaica.

Conseguenza di ciò, il decreto firmato dal Consiglio dei Ministri che approva un nuovo stanziamento per i finanziamenti relativi al fotovoltaico. Si passerà quindi dai 92 milioni di dollari del 2015 alla straordinaria somma di 770 milioni di dollari per il 2016. Sostanzialmente il vecchio finanziamento è stato moltiplicato per otto volte. Potranno usufruire di queste sovvenzioni le famiglie, le istituzioni governative, gli ospedali e gli istituti di formazione. Non potranno richiederle, invece, soggetti del settore privato come le industrie e il commercio.

Il piano per il raggiungimento dei tanto agognati 100 GW di potenza complessiva voluto dal governo Modi, prevede che il 40% provenga dal fotovoltaico domestico. Questo vuol dire che 40 GW dovranno necessariamente provenire da questa specifica branca della tecnologia solare. Il problema sta nel fatto che i piani dell’esecutivo sono in ritardo rispetto alle tempistiche, e non ancora adeguati all’enorme mole di lavoro necessario. Il ministero delle nuove e rinnovabili energie ha sì approvato un decreto che rende pubblico un calendario per la costruzioni di grandi impianti fotovoltaici, ma non ha fatto nulla di tutto ciò per quanto concerne i piccoli impianti domestici, né ha in programma di farlo. Mancano quindi scadenze temporali precise, con la conseguente mancanza di un piano di lavoro organico esteso a tutto il Paese. Questo comporta la necessità di spingere e sviluppare il settore del fotovoltaico domestico nella giusta direzione, anche perché la strada da percorrere nei prossimi sei anni è davvero tanta. Basti pensare che, ad oggi, la potenza prodotta dall’India non supera i 4,68 GW. Speriamo che i 770 milioni di dollari servano per raggiungere lo scopo.

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